Cenni storici

Antiche rovine

 

Una delle prime testimonianze di insediamenti umani sul nostro territorio può essere messa in relazione alla presenza di una pietra cuppellare, che si trova circa all'altezza del Monastero, a nord di esso (piodo di crosett).
Sul territorio comunale è stata accertata la presenza di tre costruzioni fortificate, mentre il nome di una frazione, Torrazza, lascia presupporre che ve ne fosse un quarto del quale non ci sono più tracce ma è rimasto il toponimo (Tor).


Pochi sassi sopra un promontorio che si alza a monte dell'oratorio di Sant'Ambrogio rammentano l'esistenza del castello appartenuto a Otto Manzo, già attestato nel 1120 come feudo di un valvassore dell'Arcivescovado di Milano. Dell'antica costruzione è rimasto ormai solo il toponomino che definisce la zona: Al Castell appunto. Del castello dei Magoria (dal nome della famiglia in origine proprietaria, imparentata in modo stretto con gli Orello di Locarno), eretto in località Matro, su un'elevazione rocciosa che sta tra la frazione di Duno e quella di Scubiago, restano per contro tracce ben visibili. La costruzione, inizialmente una torre con abitazioni, protetta da un muro di cinta, dovrebbe risalire al XIII secolo. Nella frazione di Duno, a pochi minuti dal centro del paese, sono ancora visibili anche i resti del Cortauro, oggi passati nelle mani di privati che hanno restaurato l'antico edificio, ricavandone abitazioni primarie e secondarie, ma stravolgendone l'aspetto originale.


Di questa costruzione va detto che risale pressappoco al 1200, con aggiunte avvenute nei secoli successivi. In origine si trattava di una costruzione raffinata, rafforzata da misure di difesa giudicate molto efficaci, nella quale trovava sede la "castalderia", cioè la sede amministrativa centrale della circoscrizione fiscale già citata, che apparteneva al capitolo del Duomo di Milano.

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La casa dei lanfogti

 

Si tratta di un edificio di piccole dimensioni, situato a Brogo, nel nucleo Al Temp, poco dietro la chiesa di San Rocco. Sulla facciata tre affreschi raffigurano gli stemmi dei cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo, purtroppo molto danneggiati.
La presenza di questi stemmi ha dato origine alla denominazione di casa dei lanfogti, anche se presumibilmente, visto il volume dell'edificio, la costruzione non era che una dépendence di qualche autorità dei tre cantoni primitivi.

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Personaggi celebri

 

La storia di Claro non è particolarmente ricca di personaggi che hanno lasciato una traccia significativa del loro passaggio.


In campo politico ricorderemo la figura di Tommaso Pagnamenta (Claro, 24 giugno 1855 - Bellinzona, 13 dicembre 1930). Studiò a Einsiedeln e Torino, avvocato, giudice al Tribunale di Bellinzona e Riviera (1883-1889). Militante nell'allora Partito Conservatore, fu deputato al Gran Consiglio per lunghi anni e presidente nel 1890, consigliere di Stato (1901-1905), consigliere nazionale (1920), giudice del Tribunale d'Appello (1920-1930) e membro del consiglio comunale di Bellinzona dal 1920 al 1930.


In campo culturale spicca la figura dell'artista Mario Marioni (Milano, 02.09.1910 - Mendrisio, 18.03.1987). Allievo per la pittura di Giovanni Lentini si forma nell'ambiente dello stabilimento calcografico di suo padre Federico frequentato da numerosi artisti attivi nella Milano di inizio secolo. A partire dagli anni Trenta partecipa a diverse collettive a Milano, a Genova e in Svizzera, mentre attende con particolare impegno all'attività di incisore e illustratore. Dal 1943 al '50 vive a Lugano: durante il periodo ticinese tiene la prima personale nel '46, collabora con Mario Agliati a Gazzetta ticinese. Di ritorno a Milano conduce un'esistenza appartata che conosce rare occasioni espositive, fra le quali una personale milanese nel '66 presentata da Giorgio Orelli e la collettiva Natura e Uomo disposta da Piero Del Giudice a Villa Ciani di Lugano nel '68. Espone anche in diverse città della Svizzera e a Lugano stringe un sodalizio con l'editore Giulio Topi, presso il quale stampa preziosi volumi illustrati con incisioni originali. Collabora a diversi giornali, fra i quali Cooperazione e Corriere del Ticino, con articoli, prose, scritti d'arte e cronache della Milano minore. Dall'inizio degli anni Ottanta - quando ormai, per il progressivo abbassamento della vista, non può più dipingere o incidere ma si limita a scrivere - la sua opera ottiene alcuni significativi riconoscimenti: la galleria Matasci gli dedica un'antologica presentata da Piero Bianconi, Scheiwiller lo inserisce per la grafica nella prestigiosa collana Arte moderna italiana, Bellinzona e Morcote gli dedicano due mostre. Sofferente lascia la sua casa milanese di via Sciesa 18 e si spegne all'Ospedale di Mendrisio nel mese di marzo dell'87.
A cura di Gilberto Isella e per le edizioni Giampiero Casagrande, esce nel 1994 il volume Fogli vagabondi, un libro che raccoglie una scelta di scritti e poesie dello stesso Marioni. Alcuni suoi quadri si possono ammirare presso la Casa comunale di Claro, nel cimitero di San Lorenzo è collocato un suo affresco.

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Claro oggi

 

Oggi Claro, comune che alla fine degli anni Novanta ha superato la soglia dei 2000 abitanti, si caratterizza per un forte insediamento urbano che ne fa uno dei comuni più popolosi della cintura periferica bellinzonese.
Il comune è suddiviso in cinque frazioni: Scubiago, situata nella zona nord, a ridosso del confine con Cresciano; Duno e Brogo, in posizione centrale, un tempo addossate soprattutto lungo la montagna ma oggi caratterizzate da uno sviluppo edilizio notevole verso valle; Cassero, nella zona sud che confina con Arbedo-Castione, ed infine Torrazza, cresciuta e sviluppatasi lungo l'asse della strada cantonale.

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Il dialetto

 

E' prevalentemente concepito per un uso orale. Fa parte dei dialetti del gruppo lombardo-alpino.
Come tutti i dialetti e in continua trasformazione. Malgrado l'accelerazione dei cambiamenti avvenuta negli ultimi decenni, la parlata locale è ancora relativamente ben conservata.
Alcune caratteristiche.
Almeno tre particolarità del dialetto di Claro lo caratterizzano rispetto ad altre parlate del Cantone:

  • L'assimilazione vocalica per cui la vocale finale che dovrebbe essere originariamente, per es. una a, diventa identica alla vocale della sillaba che precede. Concretamente, alcuni esempi: lunu, vunu, ugu - vòlto, fòro, tóbio - guère, baréte, carséle, miserie, bicicléte - fassini, frosini, galini, fadighi, biri, Catalini, ...
  • In corrispondenza al suono lombardo ü, a Claro troviamo la u dell'italiano. es.: scur, dur, mur, ugu marudu, ...
  • Non si pronuncia il suono lombardo/ticinese ö, ma lo si sostituisce con e. Es.: écc, bécc, nécc, fégh, féje, ...

Altre particolarità:

  • La è al posto della a che si ritrova generalmente nel Cantone o in Lombardia.
    Es.: stèe, nèe, guardèe, preghèe, cantèe, danènz, vès, nès, ghètt,...
  • L'uso del dittongo ei al posto della é (piasei, videi, podei, canderei, monostei,....) o anche nelle forme che in italiano darebbero -ati (prei, passei, sgiughei, robei, incontrei, cantei, guardei ...), o in altri tipi di parole come assei, pissei,...

Alcuni esempi per la formazione del plurale:
Parole che terminano in:

  • on diventano al plurale - oi. canzon, boton, canton, bon, diventano rispettivamente: canoi, botoi, cantoi, boi;
  • ou diventano al plurale - ei. fasou, lanzou, pisou, fiou, pidriou diventano rispettivamente: fasei, lanzei, pisei, fiei, pidriei....

Al di là di queste informazioni, per chi vuole avvicinarsi alla lingua del posto, il miglior modo per imparare il dialetto resta pur sempre il contatto diretto con le persone che ancora lo parlano, cominciando a salutare le persone che s'incontrano con un cordiale bondì o bonosiri.

© Comune di Claro – credits
Ultimo aggiornamento della pagina: 25.11.2013
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